Roma: malamovida, B&b e degrado i residenti del centro chiedono una consulta ma restano in standby

La rabbia dei residenti tra schiamazzi e zero parcheggi

I residenti del I Municipio sono esausti e vogliono che venga istituita una consulta per poter comunicare con gli amministratori e far presente il loro disagio. La RACV, Rete Associazione per una Città Vivibile, è costituita da circa 20 comitati di cittadini. Esprime la propria contrarietà alle modalità con le quali l’Amministrazione Comunale intende approvare in Aula Consiliare la bozza di Regolamento per le Occupazioni del Suolo Pubblico. «Stiamo subendo da tempo diverse criticità, in particolare nel nostro qartiere uno dei problemi principali è la movida. Ci sono piccoli locali, grandi come dei magazzini che si sono improvvisati a locale notturno. Essendo caratterizzati da uno spazio ridotto, i clienti dopo aver acquistato gli alcolici si spostano in strada e passano lì la serata. C’è un viavai continuo, risate, grida schiamazzi e bicchieri in plastica accumulati in giro». Sarebbe dunque il brusio a disturbare i residenti che ad un certo orario vorrebbero poter riposare. «Nel nostro Rione, ci sono molti vicoli e le persone si accumulano, i gestori inoltre non seguonole le regole, restano aperti fino alle 5 del mattino. I locali tengono la musica alta con le casse e le persone si mettono all’aperto». Un tema dolente a detta dei residenti sarebbe la mancaza di controlli, le forze dell’ordine, la maggiorn parte delle volte oltre a non passare con la volante, non si presenterebbero neppure se sollecitate. «Ogni volta che chiamiamo o non si presentano oppure passano, c’è un pò di silenzio per qualche minuto, e poi rinizia tutto da capo.Dopo diverse pressioni da parte di noi residenti, è stato redatto un verbale e sono stati chiesti dei giorni di chiusura, tuttavia i gestori si sono opposti appellandosi al TAR». Un’altra problematica riguarderebbe i parcheggi, la maggior parte degli edifici non hanno il box auto e i posti sono limitati. A peggiorare la situazione però sarebbe stata l’amministrazione, che in vista del Giubileo avrebbe indetto la pedonalizzazione di alcune aree. «I posti auto sono ancora di meno e molte persone, sopratutto i più anziani ormai hanno paura di prendere la macchina. Infine i B&b non vengono controllati, nessuno dice agli ospiti di fare silenzio e si crea molta confusione. Alcuni inquilini arrivano a notte fonda, altri prendono l’appartamento e organizzano serate con musica in cui parlano ad alta voce». A sostenere i residenti nella loro battaglia e a richiedere la consulta, la Consigliera Federica Festa e il Vicepresidente dell’Assemblea Capitolina, Paolo Ferrara. «Stiamo assistendo ad una “paralisi democratica” nel Municipio I. Il Centro di Roma si trova praticamente incapace di lavorare, per giunta proprio nell’anno giubilare. I numeri parlano da soli, ci sono circa 100 atti in attesa di pareri tra cui la nostra proposta per una Consulta dei residenti, ferma da 5 mesi. Per tamponare la situazione servirebbe ampliare il personale tramite concorso, oltre ad dedicare più fondi agli Enti di prossimità, fondamentali anelli di congiunzione tra il Campidoglio e i cittadini che regolarmente finiscono per fare la parte della Cenerentola».

Ma il caso di Napoli è solo l’ultimo in ordine di tempo che riapre un dibattito iniziato nell’estate del 2023. Lo spartiacque in tema di «movida molesta» è infatti la sentenza della Cassazione del maggio di quell’anno. La Suprema Corte ritenne fondate le argomentazioni di un cittadino di Brescia, Gianfranco Parodi, che dieci anni prima aveva fatto causa al Comune che (guarda caso) era guidato da suo fratello Adriano, circa gli effetti dannosi per la salute della musica ad alto volume e degli schiamazzi notturni. Inoltre venne sancito che «in caso di immissioni rumorose nocive per la salute il Comune deve risarcire i danni».

Una sentenza che incoraggiò decine di comitati cittadini a promuovere cause e class action nei confronti dello loro municipalità. Da Torino a Verona a Catania, non si contano più le richieste di risarcimento per rumori molesti avviate o accolte. La sentenza della Cassazione diede anche la sveglia ai sindaci che in molti casi sono corsi ai ripari cercando di non pagare conti salatissimi per i centri storici zeppi di locali dove si tira tardi e non si sta per nulla attenti al livello dei decibel. 

A Milano, dove oltre al frastuono si pone anche un problema di ordine pubblico, è addirittura intervenuta la prefettura definendo delle «zone rosse» e facendo scattare dei Daspo per i soggetti violenti. In altre grandi città, come Torino o Firenze, in estate si fa ricorso agli «steward della notte», mentre un po’ ovunque i sindaci cercano di limitare gli orari fino a quando è possibile tenere la musica ad alto volume.

«Anche nella nostra sentenza si fa riferimento alla decisione della Cassazione del 2023 — spiega l’avvocato Esposito —. Abbiamo fatto tre ricorsi relativi a tre zone della città. Nonostante la Cassazione sia chiara uno è stato rigettato. Eppure dovrebbe essere ormai assodato che gli schiamazzi e la musica a palla hanno gravi conseguenze per la salute». Ecco perché la giudice di Napoli, oltre al risarcimento, ha dato delle rigide prescrizioni. «Il Comune — scrive— deve far cessare le immissioni di rumore con l’interdizione dell’uso di strumenti musicali troppo rumorosi… con maggiore vigilanza… e con l’installazione di strutture fonoassorbenti».

L’avvocato Esposito a Napoli è pure consigliere comunale di maggioranza. Non le crea imbarazzo? «Certo che mi imbarazza, ma la salute dei cittadini viene prima di tutto. Temo che la politica cittadina sia poco sensibile su questi temi, vorrei che il sindaco ascoltasse di più le istanze dei cittadini». Il sindaco Gaetano Manfredi, che è anche presidente dell’Anci, replica con una nota in cui ricorda che «il Comune dal 2023 ha messo in campo una serie di azioni a tutela della vivibilità cittadina, in primo luogo attraverso il nuovo regolamento di sicurezza urbana che già prevede il divieto degli strumenti di amplificazione sia all’esterno dei locali che per strada».

Al suo fianco il sindaco di Ercolano Ciro Buonajuto, che dell’Anci è vice presidente con delega alla sicurezza e legalità. «È giusto impugnare questa sentenza — spiega —. Si tratta di una sentenza che lascia sempre più soli i sindaci. Noi non abbiamo le risorse e gli strumenti per limitare la movida molesta. Pensi che ci sono comuni turistici, che vivono tanto questo problema ma hanno un solo vigile urbano. Come fanno a vigilare e reprimere?». Invece di reprimere non possono limitare? «Noi siamo sindaci e dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra libertà d’impresa e vivibilità dei cittadini».

Fonte: https://www.ilmessaggero.it/roma/centro_storico/roma_malamovida_b_b_degrado_residenti_centro_chiedono_consulta_ma_restano_standby-8679315.html