Sognare un luogo non costa niente, se non aprire la mente e avere coraggio di immaginarlo.
In questo tempo in cui ci viene detto dal mercato cosa funziona, cosa è moderno, cosa fa per noi, vorremmo qui e, più ampiamente con il comitato Viviamo Testaccio, provare a compiere un gesto rivoluzionario: ripartire da chi abita uno spazio, dal cittadino, dal residente con i suoi bisogni e i suoi desideri. Perché uno spazio abitato felicemente è uno spazio che accoglie, che integra, che unisce.
“Sognare un luogo” sarà uno spazio in cui dare voce a chi avrà voglia di condividere un’immagine che può avere del quartiere, così come un’esperienza per poterlo migliorare. Proveremo a coinvolgere anche professionisti di vario genere, da architetti a urbanisti a filosofi a scrittori a poeti a cittadini che lo abitano perché ognuno di loro, ne siamo certi, potrà portare uno sguardo e una sensibilità in grado di guidarci nell’immaginare un quartiere a misura di persone, famiglie, bambini, anziani, giovani.
Va da sé che in questo spazio si parlerà soprattutto di Testaccio, uno dei quartieri più caratteristici di Roma: come poterlo mantenere autentico e, allo stesso tempo, capace di seguire l’avanzare del tempo senza perdere la propria identità e venire inghiottito dalla tendenza di tutte le città italiane di trasformarsi in turistifici del “mordi e fuggi”?
Crediamo fermamente che anche i cittadini possano avere voce in capitolo. Ripensare lo spazio che abitiamo così come lo sogniamo significa provare a ridisegnare un quartiere come spazio di comunità. Una comunità partecipe che sostiene le attività presenti, alimentando delle relazioni costruttive e partecipi.
Perché abitare non è solo compiere azioni pratiche per la sopravvivenza fisica. Abitare un luogo significa sentirlo casa e sentirsi a casa.
Elisabetta Pieretto (redazione del comitato Viviamo Testaccio)